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Chiesa della Collegiata

 

 

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La Chiesa della Collegiata si trova all’apice del promontorio di tufo che si affaccia sul lago (il più alto del paese almeno per quanto riguarda la parte vecchia). Da qui si può ammirare una stupenda vista sul lago. La Chiesa vista da distanza sembra una tiara (copricapo dei reali o del Papa ed è una particolare corona utilizzata come simbolo di sovranità) sembra eretta per comunicare con Dio e cogliere la sua benevolenza per riversarla sul popolo come un effluvio. E’ incontestabile che la spiritualità si formi nelle coscienze degli uomini tramite il contatto con il divino. La disposizione di questo edificio sacro sembra appunto quella di cercare di essergli più vicino.

La Collegiata è il luogo di culto più amato e storicamente più importante per gli Anguillarini, dove le festività religiose vi assumono sempre una forma celebrativa solenne.

Molti sono gli vari studiosi che si sono adoperati nel tempo recente alla ricostruzione storica di questa Chiesa:

la Dott.ssa Alma Maria Tantillo, l’Arch. Mariangela Solano, l’ Arch. Piero Paolo Lateano, il Sig. Valter Schiavoni, il Sig. Alfonso Micheli,

consultando fonti archivistiche del Vaticano, l'archivio comunale, parrocchiale e diocesano.

Purtroppo, nonostante queste ricerche, ad oggi non esiste un documento ufficiale contenente tutto il materiale ritrovato da questi studiosi.

Le notizie inerenti il primo impianto risalgono ai primi del cinquecento e provengono dalle relazioni delle visite pastorali, compiute con scadenza periodica dai Vescovi della Diocesi di Sutri e Nepi.

Le notizie storico-archivistiche reperite testimoniano comunque di una chiesa con una navata in condizioni precarie: il Vescovo Donato Stampa nel corso della Visita Pastorale il 28 gennaio del 1574, la descriveva bisognosa di restauri, con la navata sinistra che minacciava di crollare.

Nel 1576, durante la celebrazione della Messa da parte del Vescovo di Sutri e di Nepi, Andrea Stradella, si verificò il suo crollo parziale. Tutti i fedeli rimasero illesi e in ringraziamento dello scampato pericolo fu indetta una processione che partendo dalla Collegiata giungeva fino alla Chiesa di S. Francesco fuori le Mura. Questo incidente fece iniziare un’opera di restauro che comunque non diede esiti soddisfacenti e duraturi nel tempo, perché i continui cedimenti del promontorio di tufo e le cavità sotto la chiesa utilizzate come cimitero, facevano slittare la parte sinistra dell'edificio verso il lago.

Successivamente, nel secolo XVII, alcuni documenti registrano la situazione di ulteriore degrado della Chiesa e la necessità di interventi urgenti nonostante i restauri eseguiti.

Nel 1763 si decide di demolirla quasi totalmente e di ricostruirla di dimensioni maggiori, mantenendone l’impostazione e l’orientamento

Le dimensioni maggiori dell'edificio avrebbero consentito di soddisfare il desiderio delle famiglie anguillarine più illustri (Ricciotti, Jacometti, Piacentini) e delle Confraternite laiche (della Rossa e della Nera) di avere una propria cappella privata all’ interno della Chiesa.

Per la costruzione della Collegiata, oltre all’impegno della Diocesi e delle Confraternite, ci fu anche una massiccia partecipazione dei cittadini che venivano autorizzati a lavorare anche nei giorni festivi. A coloro che si impegnavano gratuitamente nel lavoro venivano concessi 40 giorni di indulgenza. Sotto la supervisione dell’Arciprete Ricciotti, fu fatta anche la gara d’appalto per la fornitura di tutto il materiale necessario per la costruzione. Per le opere di muratura risultarono prescelti i capomastri Antonio e Pietro Carabelli di Ronciglione che fecero l’offerta più vantaggiosa.

Furono invitati tre architetti a redigere il progetto di massima per la ricostruzione. Vinse la gara per il progetto e l’offerta migliore l’Architetto Nicola Lorenzo Piccioni, attivo soprattutto a Roma, (dove restaurò l'interno della chiesa di S. Eusebio e lavorò nella Chiesa di S. Eligio degli Orefici) : lasciando la parte centrale e le due cappelle di fondo e il cimitero, ampliava la chiesa in senso trasversale con l'aggiunta delle cappelle laterali. Anche i locali della Sacrestia e dell’Oratorio furono ricostruiti perché angustie. Il campanile fu demolito e ricostruito, perché pericolante essendo stato colpito da un fulmine già nel 1729, in una posizione diversa dalla precedente allineandolo con il corso principale, l’attuale Corso Umberto I.

Questo testimonia la chiara volontà di stabilire un nuovo e più intenso rapporto tra la Chiesa della Collegiata e l’organismo urbano e ci fa intendere l’importanza che la comunità, per mano dell’architetto, intese conferire alla Chiesa.

Addirittura, il piccolo campanile che attualmente è posto sul tetto dell’Oratorio della Disciplina fu spostato sulla parte destra perché occultava in parte la vista del campanile della Chiesa stessa.

Il Piccioni elaborò anche l’elegante ed equilibrato disegno delle decorazioni interne, che vennero eseguite dai mastri stuccatori Virginio e Giovanni Galli, esecutori poi anche degli stucchi dell’Oratorio della Disciplina. Il delicato e raffinato contrasto originario tra il color travertino degli elementi modanati e delle cornici ed il verde tenue dei fondi è andato perduto ( ma riproposto con l’attuale restauro) a causa dei successivi e numerosi interventi di manutenzione condotti con scarsa sensibilità.

Nel 1781 i lavori proseguirono sotto la direzione dell’Arch. Giuseppe Scaturzi che sostituiva il defunto Piccioni disegnando le decorazioni in stucco della tribuna, il pulpito e il banco dei priori.

La popolazione utilizzava in quel periodo per le funzioni la Chiesa del rione la Valle da poco riedificata e che verrà dedicata a S. Biagio, il Santo protettore di Anguillara, nel 1834. 

L’assetto attuale della Collegiata è quindi il risultato dell’intervento settecentesco iniziato nel 1765 e completato nel 1794, anno in cui la Chiesa venne consacrata da Camillo de Simeoni, Vescovo di Nepi e Sutri, come testimonia l’iscrizione sulla lastra marmorea che ricorda appunto la visita del Vescovo ad Anguillara.

Quel periodo, precisamente nel 1792, fu inaugurato anche l’organo.

L’arciprete Giovanni Senzadenari nel 1888 si interessò dello stato della muratura rustica della facciata, sensibilizzando il Vescovo della Diocesi ed i propri parrocchiani, tra i quali si distinse la Sig.ra Chiara Raffaelli che partecipando in modo determinante al finanziamento dei lavori come testimonia la lastra di marmo posta sulla facciata. Fu istituita per l’occasione una commissione che scelse il progetto di Antonio Jacometti, (figlio del più celebre Ignazio insigne scultore e direttore dei musei Vaticani, nativo di Anguillara, nonché personalità di spicco del paese alla cui modernizzazione egli contribui personalmente, affrontando il problema della viabilità e del risanamento igienico). Il progetto di Antonio Jacometti, di sapore neoclassico, venne realizzato in stucco con finitura in marmo e gesso. Curò, a titolo gratuito, il controllo dei lavori.

La Chiesa, come si presenta oggi, è quindi il risultato dei rifacimenti del  1794 e del 1888; è composta da tre navate e, sulle due laterali, si aprono tre cappelle.

Il 13 gennaio del 1915 l’onda del terremoto di Avezzano arrivò anche ad Anguillara e lesionò di nuovo e gravemente la chiesa della Collegiata. Nonostante tutto, le funzioni continuarono ad esservi celebrate.

Nel 1970 la ditta dei fratelli Annesi fu incaricata di eseguire dei sondaggi sotto la pavimentazione, nelle fondazioni e si scopri che sotto l’ultimo pilastro di destra c’era una caverna. La mancanza di terra indeboliva fortemente la struttura per cui si decise di riempirla di cemento. A questo punto la Chiesa venne chiusa per intervento del genio civile che iniziò la sua attività facendo centinaia di carotaggi nei punti di maggior bisogno, pavimento e colonne,  per consolidare la struttura. I lavori proseguirono a rilento fino al 1985. Purtroppo i lavori di consolidamento furono effettuati senza la necessaria accortezza, con assoluta noncuranza dell'estetica, lasciando in evidenza sulle strutture le toppe dei carotaggi effettuati  e schizzi di calce sui muri.

Dopo gli interventi di consolidamento effettuati rimase un campo di macerie e di sporcizia. Si deve alla volontà di un gruppo di donne Anguillarine che nel 1988, rimboccatisi le maniche e piene di tanta fede, presero di “petto il problema” (detto Anguillarino) e ne permisero la riapertura la notte di Natale del 1988 con una cerimonia molto commovente. Anguillara riaveva la sua Chiesa. Spoglia di tanti beni acquistati con le offerte sempre generose anche da parte di persone poco abbienti, molti arredi erano andati perduti, venduti o rubati. Come i vecchi lampadari che ornavano e illuminavano la chiesa, gli ex voto, documenti dell’archivio parrocchiale e tanto altro materiale finito magari su qualche bancarella di antiquariato e venduto per pochi spiccioli. La chiesa fu riconsacrata ma dopo alcuni anni fu di nuovo chiusa.

Nel 1997 con gli stanziamenti del giubileo iniziarono i lavori di restauro esterno con il rifacimento totale del tetto e l’imbiancatura esterna, il rifacimento degli stucchi e la canalizzazione dell’acqua piovana. I lavori sono proseguiti per circa tre anni e nel 2000 ci fu la riapertura, ma anche questa volta per poco tempo.

Infatti nel 2001 iniziò il restauro della parte interna con il consolidamento delle volte con materiali ultraleggeri e resistentissimi (carbonio). Sono stati ritoccati tutti gli stucchi, riproposti i vecchi colori alle pareti e nelle cappelle, nonché sulle colonne di finto marmo. Sono state inoltre riaperte le finestre nelle cappelle laterali, chiuse in precedenti restauri.

La pavimentazione è in cotto locale fatto a mano e sotto la pavimentazione è stato sistemato il sistema di riscaldamento ritenuto più idoneo al locale.

Nel 2004 la chiesa è stata di nuovo riaperta al culto.

Adesso la Chiesa della Collegiata è monitorata continuamente con strumenti sofisticati per controllare eventuali cedimenti in molte parti della sua struttura.

Navata centrale:

Soffitto della navata centrale:

La volta della navata centrale è affrescata con immagini della Madonna Assunta in Cielo (sec. XVIII), autore ignoto.

Altare Centrale:

Sull’altare centrale una meravigliosa interpretazione della Vergine Maria Assunta in cielo del MUZIANO Girolamo ( 1528 1592 ) in cui gli esperti notano l’influenza di Michelangelo.

Navata sinistra:

Fonte Battesimale:

La fonte battesimale marmorea con sportelletti di bronzo è sormontata dalla statuetta di S. Giovanni Battista. Il cibario in marmo colorato e lo sportello dorato è del 1625 e costò 133 scudi come risulta dagli atti della Confraternita del SS. Sacramento.

Cappelle lato di sinistra dall’ingresso:

Cappella di S. Michele Arcangelo (pittore ignoto)

Cappella del Santo Rosario (pitture su cartone del 1600 pittore ignoto)

Cappella dei Santi Carlo Borromeo e Rocco (Pietro Angeletti per le molteplici affinità di tecnica e di colore mostrate nella Pentecoste).

In fondo navata sinistra:

Cappella della Madonna delle Grazie. In questa Cappella staziona la macchina Processionale raffigurante una copia della Madonna delle Grazie, che viene portata in processione a Settembre dai Confratelli della Rossa e della Nera. L’originale, che si trovava presso l’omonimo Santuario in v.le R. Belloni, non esiste più perchè dipinto sopra l’attuale immagine trecentesca. Durante gli ultimi lavori di restauro del santuario, l’immagine si scrostò ed apparve la pittura sottostante.

Il locale chiamato cimitero è quello che resta della costruzione antecedente il 1765 ed è datato 1500 . Posto dove le famiglie seppellivano i propri morti.

I lavori di restauro e consolidamento delle volte hanno fatto affiorare affreschi su cui sono in corso studi per delinearne l’epoca e l’autore. Gli affreschi si trovano nell’andito di accesso all’organo.

Navata destra:

Cappelle lato di destra dall’ingresso:

Cappella della Madonna Addolorata e Cristo Morto, (Confraternita), (Stendardo S. Giovanni Decollato di Angeletti).

Statua di S. Pietro nella cappella della Confraternita:

è una riproduzione fedele in scala della statua di S. Pietro esposta nella basilica di S. Pietro a Roma. Un’altra copia esiste in una chiesetta delle Cinque Terre. Non si conosce l’autore, ma è possibile che siano stati i bozzetti dell’originale esposto a S. Pietro, attribuito ad Arnolfo di Cambio.

Cappella di S. Francesco di Paola (pittore ignoto). Nell’altare secondo della navata destra una tela del Cavallucci raffigurante il “Salvatore”.

Cappella della Madonna di Loreto (Patrona degli Aviatori).

In fondo navata destra:

Madonna di Roccamaggiore (Cappella del Comune). La cappella conserva uno dei tesori più importanti per il popolo Anguillarino, ossia il quadro della Madonna di Roccamaggiore. Ad esso si ispira il gonfalone del Comune di Anguillara Sabazia come si legge nello statuto del Comune all’articolo 5 “ il Gonfalone è rappresentato dalla Madonna di Roccamaggiore col Bambino sovrastante una torre nel cui portale sono raffigurate due anguille incrociate con i colori dominanti Bianco e Celeste”.

Le anguille non sono riportate nel quadro.

Il quadro (una pittura su tavola) si fa risalire appunto al XV secolo ad opera di un pittore di scuola Viterbese rimasto ignoto. Come si vede, all’altezza del ginocchio la figura è tagliata dalla rappresentazione della porta della città con i suoi merli ghibellini. Nella notte tra l’11 e il 12 Novembre 1964, venne rubato da ignoti assieme ad un altro dipinto raffigurante S. Anna. Nel 1990 dopo 25 anni dal furto, e un paziente lavoro di restauro a cura del Prof. Colalucci, il quadro venne ricollocato sull’altare da dove era stato trafugato.

Le pitture ai lati dell’altare: da un appunto trascritto sul retro di un foglio da Don Angelo Zibellini (parroco di Anguillara dal 1900 al 1950) si fa luce sull’autore dei dipinti che completano l’altare detto della Madonna di Roccamaggiore. Da questo appunto, Don Angelo Zibellini ricorda che il pittore Pietro Angeletti venne pagato nella sua epoca (1784) con scudi 27 per aver affrescato l’altare.

Pietro Angeletti è un pittore del 1700 nato a Bologna ma con una lunga carriera a Roma.

Accademico dell’Accademia di S. Luca e Assessore delle antichità romane. Angeletti ha eseguito molti lavori in palazzi e chiese importanti come Villa Borghese, Palazzo Ruspoli, l’Abbazia di Grottaferrata, il Duomo di Cagliari. I dipinti di Anguillara sono importanti perché testimoniano un aspetto ancora poco noto della sua attività. Si tratta del complesso di pitture murali ad olio. L’altare fu eretto nel corso dei lavori di ricostruzione e rinnovamento. L’altare è dedicato ai patroni della Comunità di Anguillara: La Vergine (della quale si venera l’antica immagine su tavola) e lo Spirito Santo (La Pentecoste).

L’Angeletti ha rappresentato la sacra Colomba nella calotta absidale e nella concavità del vano sottostante la discesa dello spirito santo sulla Madonna e gli Apostoli. Il tema come si può vedere è svolto in due scomparti ai lati della nicchia centrale.

I due ovali raffigurano Santa Apollonia e S. Lucia. L’insieme dei dipinti hanno una impronta “rococò” sia nella composizione movimentata e articolata sia nella grazia manierata delle figure femminili. Anche il dipinto dei Santi Carlo Borromeo e Rocco nella cappella Jacometti viene attribuito al pittore Angeletti per le molteplici affinità di tecnica e di colore mostrate. Anche in questo caso la mano del pittore Angeletti è riconoscibile nell’immagine della decollazione di S. Giovanni nella Cappella della Confraternita. La presenza ad Anguillara in quel periodo di Angeletti indica un periodo abbastanza buono e di benessere economico, in conseguenza della risoluzione del tribunale della sacra Rota che restituì alla popolazione gli antichi diritti e gli usi civici sulle terre contese per secoli dai feudatari.

L’ORGANO

Da un documento di una riunione dei Priori della Comunità di Anguillara. ritrovato nell’archivio parrocchiale del 1789 si legge:

“essendosi capitolarmene congregati al solito luogo.. fu proposto come dopo essere stata con magnificenza fabbricata la nuova chiesa della collegiata, mancava in essa l’organo, il quale, oltre allo splendore che avrebbe recato alla chiesa, era di decoro nelle sacre funzioni e di incitamento di devozione…. si era pensato di fare istanza ai pubblici rappresentanti e consiglieri della Comunità perché si applicasse a tal uopo e per la maggior gloria di Dio il denaro che era solito impiegarsi dalla comunità nelle feste di pentecoste e della natività della Madonna, con che li Signori Canonici si contentavano di officiare gratis dette feste e di fare tutte le funzioni solite senza esigerne alcuna ufficiatura.

Il Sig. Canonico D. Andrea Latini arringando disse che non doveva ommettersi un tale progetto come che non sarebbe stato di grave pregiudizio all’interesse dei canonici nell’anni che si fosse impiegato il denaro in tal opera ed all’incontro sarebbe riuscita di sommo ornamento alla chiesa e di gloria grande di Dio.

E raccolti li voti furono ritrovati tutti favorevoli…”

Altro documento ritrovato nell’archivio comunale è quello in cui il consiglio comunale accetta la proposta dei canonici e quindi saranno necessari sette anni per estinguere il debito, dato che questa somma era versata dal comune ai canonici.

Fu allora che i Priori della Comunità di Anguillara decisero di affidare la costruzione di un nuovo organo ad un famoso artigiano di Roma, Domenico I Alari, pronipote del famoso Domenico Alari. La famiglia Alari, una delle più importanti botteghe di organari del settecento Romano insieme ai Testa e Priori, perviene a Roma da Lodi, avendo avuto incarichi di curare gli organi della basilica di S. Giovanni in Laterano, dell’Aracoeli, di S. Maria in Trastevere.

Le notizie riguardanti la famiglia Alari erano principalmente relative alla manutenzione degli organi e nessuna riguardante la loro attività produttiva.

Nell’archivio Parrocchiale è stato ritrovato il progetto autografo di Domenico I Alari. La cassa lignea e la cantoria sono state costruite da Francesco Poggi e sono coeve con l’organo. Dalla sua costruzione è stato oggetto di alcune modifiche che fortunatamente non hanno stravolto la sua caratteristica strutturale.

Una scritta ritrovata dell’anta destra fa sapere che Telemaco Pietro Falconi fece il registro nuovo, mentre, nell’anta sinistra, lo stesso Falconi fece “li contro bassi nuovi”. Altri restauri documentati sono stati nel 1863 da Luigi Catarinozzi e nel 1902 da Alfredo Priori. Altri due interventi sono stati fatti da Luigi Quaresima negli 1915 e nel 1917. Ultimo in ordine di tempo è quello di Riccardo Lorenzini che inizia il 18 Maggio 1993, quando tutto l’organo viene smontato e portato nel laboratorio del Lorenzini a Montemurlo, nei pressi di Firenze. Dopo circa due anni, il giorno di Pasqua del 1995 i parrocchiani poterono risentire la voce del loro organo nella celebrazione liturgica dopo oltre 30 anni di silenzio e la domenica 7 Maggio il I concerto di inaugurazione dal Maestro Armando Carideo che ha seguito tutta la fase del restauro insieme al Sig. Alfonso Micheli fiduciario storico del Parroco Don Alvaro Vignolini.

Qui bisogna citare ancora una grande partecipazione della popolazione attraverso donazioni economiche e di sentimento per i propri ricordi.

L’Associazione Sabate ha avuto una parte importante in questo restauro, in quanto nell’ottobre del 1993, organizzò una grande pesca di beneficenza a cui tutta la popolazione partecipò donando gratuitamente il materiale e poi partecipando all’acquisto dei biglietti. In due giorni furono raccolti 14 milioni netti che furono consegnati al parroco per il pagamento della prima trance della spesa per il restauro che era di circa 120 milioni di lire in tutto, compresa la cassa armonica, la cantoria e la nuova scala di accesso ad essa.

 

 

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