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Chiesa della Santissima Trinità

Fuori dal paese, nell’angolo delle vie che conducono una a Roma e l’altra verso il fiume Arrone, vi era fin dall’inizio del 1600, una cappelletta con l’effige della Madonna detta della Trinità, con i Santi Giuseppe e Domenico ai lati. Nel 1689 fu costruito un nuovo edificio sotto il medesimo titolo. “L’immagine della Madonna fu segata dalla vecchia cappellina rurale e collocata nella nuova Chiesa, sopra l’altare maggiore” Questa è la prima notizia storica ricavata dagli appunti di Don Angelo Zibellini, parroco di Anguillara nella prima metà del 1900, contenute in due dispense manoscritte intitolate rispettivamente “Notizie interessanti il paese di Anguillara, con sunti di verbali consiliari sui diritti della Collegiata ed obblighi del Comune”, unitamente ad alcuni fogli tratti dal “registro dei morti” e Notizie storiche tratte dall’archivio Comunale”. Sulla base di questi appunti, di verifiche fatte sui luoghi citati e di molteplici incontri con persone anziane del paese si è proceduto alla raccolta dei dati per dare una storia alla Chiesetta della Trinità. La Chiesetta della Trinità è stata costruita nell’anno 1689 grazie alle elemosine popolari raccolte dalla Signora Angela Fazi e dal Sig. Apollonio Soccorsi. La decisione di costruire la nuova Chiesa al posto della Cappelletta, fu solennizzata, come ricorda un testo dell’Archivio Comunale, riprodotto più avanti, da una processione con “grande moltitudine di popolo” che in modo ordinato, a due a due, con il Clero in testa, si recò dalla Collegiata al luogo dove si trovava la Cappella, intonando le litanie maggiori”. Li riferisce il documento, il Reverendo Jacometti, Arciprete della Collegiata, “benedisse i presenti nel nome della SS. Trinità”. Non risulta che la Chiesa sia mai stata dotata di rendita fissa e quindi di celebrante sacerdote, ne che abbia ottenuto lo Ius Patronati. Circa 5 anni dopo la consacrazione, il 6 Giugno 1694, a seguito di supplica del canonico D. Nicola Nardi di Tolentino, il Vescovo diocesano ha riconosciuto l’autenticità di alcune reliquie poste in un reliquiario da donare alla Chiesa della SS: Trinità e che si assicurava, “non dovranno essere più mosse fuori di detta Chiesa”. Si è quindi provveduto con grande partecipazione di popolo, allo svolgimento dei riti religiosi di sigillo e posa definitiva del reliquiario. La prima pietra posta sulle fondazioni è stata benedetta il giorno 14 Aprile 1689 e porta la seguente iscrizione:

D.O.M. et Reiparae V.M. templum a populo Anguillariae dicatum fuit anno 1689 Inditione Innocentii XI Anno eius Pont.us XIII Antistite Francisco Fusti Die decima quarta mensis aprilis.

Traduzione italiana: A Dio ottimo massimo, e alla Madre di Dio Vergine Maria, dal popolo di Anguillara, fu dedicato questo tempio, nell’anno 1689, con indizione di Innocenzo XI, nell’anno XIII del suo pontificato, essendo Vescovo Francesco Fusti, il 14 del mese di Aprile).

La chiesetta è di tipo rurale a navata unica con unico altare su fondo, senza battistero e confessionali, attualmente è anche senza sagrestia ( ne rimane solo un muro diroccato al suo esterno). Diversamente da quanto riportato nella scrittura antica citata sopra,l’attuale effige posta sopra l’altare rappresenta solo la Madonna con in braccio il Bambino Gesù che tiene una piccola croce nella mano sinistra: immagine che probabilmente corrisponde ad una parte di quella segata dalla vecchia cappella rurale. Invece delle “effigi dei Santi Giuseppe e Domenico ai lati” e della “sua cornice di stucco a forma di quadro in modo che sta quello di S. Isidoro nella Chiesa della rena” attualmente non esistono tracce. Manca anche la cornice in legno ricordata da Don Zibellini. L’effige della Madonna è collocata tra due lesene ottocentesche che sostengono un timpano avente al centro il simbolo della SS. Trinità (un occhio raggiante contenuta in un triangolo): l’interno dell’arcata di sommità dell’altare è dipinta con motivi geometrici di interesse ornamentale, Recenti ricognizioni effettuate dall’Associazione Trinità dei Laghi, hanno evidenziato una decorazione geometrica di colore giallo lungo tutte le pareti perimetrali al di sotto della cornice in stucco. Degne di nota sono inoltre una bella acquasantiera in marmo, e la vecchia campana collocata sul piccolo campanile della quale vengono riportate le seguenti notizie.:altezza cm 35, diametro cm 35, con l’iscrizione :” Lucenti Raffaele A.D. MDCCCVII opus Anguillariae Deo Maximo Uno et Trino et Deiparae Sanctae “ ( Opera di Lucenti Raffaele, anno del Signore 1807, Anguillara, a Dio Massimo Uno e Trino e alla Santa Madre di Dio). Nel medaglione della Campana probabilmente è disegnata l’immagine della Vergine col Bambino che porta in mano una crocetta, Altre immagini raffigurano il Padre Eterno a braccia aperte, il Crocifisso sul petto e sopra lo Spirito Santo. Alla Chiesetta è sempre mancata la “dotazione economica” e quindi la disponibilità permanente di un sacerdote officiante, per cui si ritiene che nella medesima si svolgessero solo celebrazioni ricorrenti legate alle devozioni del mondo agricolo, oltre a funzioni civico religiose conseguenti alla contiguità della stessa chiesa con il Camposanto Comunale. Sicuramente vi si celebrava la Festa della SS. Trinità e la ricorrenza dei morti.

Le Processioni

 

Nel corso dell’anno alla chiesetta della SS. Trinità si faceva riferimento anche per due processioni : la processione detta della “ benedizione delli grani” che aveva luogo tre giorni prima della Festa dell’Ascensione e la processione detta dei Sepolcri che si svolgeva il Venerdì Santo. La prima processione probabilmente corrispondente alle normali Rogazioni primaverili, partiva dalla Chiesa della Collegiata e salmodiando litanie religiose alternate a inni sacri, si sviluppava lungo via del Corso, superava Porta Romana, Piazza dei Bastioni, Via Aloisio Anguillara e quindi percorrendo la strada per Roma, raggiungeva la Chiesetta della Trinità. Qui, nel corso di una breve e semplice funzione religiosa ( anche Messa solenne in un certo periodo), il Sacerdote impartiva la Santa Benedizione “delli grani, delle erbe e delli bestiame”. Dalle testimonianze raccolte da cittadini anziani nativi del posto ( Italo Micheli detto zi Metempippo anni 93, Sergio Pierdomenico anni 69, Biagio Guidi detto Ochhietti anni 70) è emerso che questa processione non aveva carattere di particolare solennità tanto che il Prete celebrante vestiva solo la cotta e la stola e gli unici due lumi (faretti) di corredo si ponevano ai lati della Croce Nera che apriva la processione. Dal racconto degli anziani risulta anche che al ritorno la processione si sviluppava come all’andata, ma che quanto più si avvicinava al centro abitato tanto più diminuiva il numero dei fedeli salmodianti e alla Collegiata finivano per arrivare solo il Prete coi pochi Sacrestanelli (chierichetti). Più interessante, almeno dal punto di vista del costume era la processione del Venerdì Santo, conosciuta anche come la processione delle squadre di lavoratori agricoli. Si sviluppava in questo modo: ad un ora prestabilita del mattino del Venerdì Santo i lavoratori agricoli dimoranti in un certo rione del paese, che dovevano recarsi al lavoro anche in quel giorno, si radunavano nella Chiesa della loro borgata ( S.Biagio per la Valle, la Collegiata per il Castello) e dopo un breve rito religioso di prelievo della Croce di quella Chiesa, con la Santa Croce in testa alla fila dei presenti, in processione recitando le litanie intercalate a brevi inni sacri, raggiungevano la chiesa della SS. Trinità. Qui altra breve cerimonia di deposizione provvisoria della Croce della propria Chiesa e quindi molto in fretta per recuperare almeno una parte del ritardo accumulato per seguire le cerimonie, raggiungevano il posto di lavoro. Lavoravano l’intera giornata concedendosi si e no verso mezzogiorno, il minimo tempo per il frugale pasto della “vigilia quaresimale”. A sera, rifacevano il percorso del mattino in senso inverso per raggiungere gli altri lavoratori presso la Chiesetta della Trinità. Qui ricomponevano le squadre di borgata come al mattino e senza la presenza del Prete celebrante, svolgevano la funzione di prelievo delle singole Croci quindi sempre in processione e salmodiando litanie alternate a inni sacri, raggiungevano prima la Chiesa di S. Biagio dove veniva deposta la Croce di quella Chiesa e poi ancora in processione e salmodiando litanie, raggiungevano la Chiesa Collegiata. In questa Chiesa Madre, assistiti dai Preti celebranti della stessa, i fedeli partecipavano alle meste funzioni religiose di deposito della Croce e di chiusura della giornata del Venerdì Santo. Vista con gli occhi di oggi, questa usanza esprime molto bene la spiritualità e la soggezione della povera gente di quei tempi e conferma la labilità dei confini fra il dovere religioso e gli obblighi verso il “barone regnante”.. Le notizie qui raccolte a proposito delle processioni si debbono ritenere solo testimonianze su epoche determinate; nel tempo le processioni hanno subito certamente delle variazioni notevoli sia nella forma come nelle finalità. Ne fa fede anche la diversità delle descrizioni fatte dalle persone ottantenni rispetto a quelle fatte da persone delle giovani generazioni. A caratterizzare ultimamente queste differenze sono intervenute anche le disposizioni emanate dal Concilio Vaticano II del 18 Settembre 1956.

 

Le liturgie per i morti

 

Per lo stato di degrado in cui si trova, da circa vent’anni, la Chiesa è stata dismessa dal culto e da diverso tempo non può più svolgere neppure le tradizionali funzioni di supporto al Cimitero Comunale. Per la sua vicinanza al Camposanto, sprovvisto di cappella mortuaria, la Chiesa della Trinità è servita sempre per lo svolgimento delle liturgie dei morti, nonché come luogo di sosta provvisoria e veglia notturna dei cadaveri di lavoratori morti nei campi o nell’esercizio di altre incombenze, oppure di cadaveri provenienti da paesi esterni, sia in tempi normali, sia nel corso di fatti bellici o di pestilenze- L’ultimo caso noto in questo senso è avvenuto circa quindici anni fa ( ora siamo nel 1998). Nella Chiesetta è sostata ed è stata vegliata la salme dell’ex Generale dell’Aeronautica militare Adalberto Zanchi, morto di vecchiaia il 28 Marzo 1982 in località Santa Anna di Los Angeles, negli Stati Uniti d’America. La celebrazione della ricorrenza dei morti nella Chiesetta della Trinità si svolgeva nel seguente modo: nel pomeriggio del giorno della Festa ei Santi (1° Novembre), la popolazione, soprattutto femminile, provvedeva alla pulitura e all’addobbo dei tumuli nei quali erano sepolti i propri cari, quindi assieme a tutti i familiari parenti stretti e amici, si disponevano in torno ai tumuli e recitavano le preghiere propiziatorie e di fede per i defunti. La devozione si concludeva con la visita all’altare della Chiesetta della Trinità e la camminata collettiva di rientro al paese, durante la quale si richiamavano e commentavano episodi di vita comune con i defunti. Il 2 Novembre, ricorrenza dei morti, di buona mattina vista e preghiere ai tumuli. Messa solenne, comunione e benedizione solenne ai morti e loro familiari. Poi successive visite alle tombe e alla Chiesa e viceversa per preghiere, devozioni e chiacchiere fino all’accendersi delle luci serali ed alla chiusura del cimitero. Prima del Concilio Vaticani II°, alle salme dei suicidi erano interdetti i luoghi sacri (chiese e cimiteri benedetti), i soggetti perdevano la qualifica di credenti e quindi venivano esclusi anche dagli effetti della “comunione dei santi” (cioè la partecipazione al beneficio propiziatorio delle preghiere di tutti i credenti). A quanto abbiamo appreso, per ragioni logistiche e di motivazione “civica”, nella Chiesetta della Trinità si facevano anche sostare, impropriamente ed in attesa dell’inumazione nell’area riservata e sconsacrata del Cimitero, anche le salme di queste persone.

Degrado e scomparsa degli arredi

 

Nel corso degli anni la chiesa ha subito diversi interventi di ristrutturazione, non sempre rispettosi dell’integrità architettonica della stessa chiesa. E’ evidente la “ sparizione” della Sagrestia e degli arredi descritti nei vari successivi inventari compilati in occasione delle visite pastorali. Fra tutti si ricordano le effigi dei Santi Giuseppe e Domenico ai lati della Madonna e la cornice di stucco a forma di quadro simile a quella di S. Isidoro nella Chiesa della Beata V.M. dell’Arena, di cui anche con ricerche e “tasti” recentemente effettuati non è stata trovata traccia. C’è poi la questione del reliquiario e di tutti gli arredi lignei della Chiesa e della Sagrestia. Per non parlare anche dei quadri, statue, arredi sacri e di vestizione dei sacerdoti celebranti. Un ultimo intervento di ristrutturazione è avvenuto negli anni 70. Si è trattato, purtroppo, di una operazione che ha gravemente modificato la sua configurazione e portato alla scomparsa degli arredi interni. L’abbattimento della Sagrestia dovrebbe essere avvenuto in quella occasione, sia perché la struttura era ormai fatiscente e pericolosa, sia per esigenze di viabilità. La sagrestia, come ben evidenziano le tracce esistenti, sorgeva sul lato sinistra dell’edificio, lungo la strada che va verso la campagna. In quell’occasione fu posto anche l’altare in marmo, in sostituzione di quello originario, per consentire lo svolgimento della nuova liturgia dopo il Concilio Vaticano II, consentendo al sacerdote di essere rivolto verso i fedeli. All’esterno della Chiesa, facciata principale, lato sinistro rispetto alla porta d’ingresso, su un piccolo pilastro di mattoni, è collocata una grande Croce nera costituita da un traliccio in ghisa fusa, irrigidito con motivi artistici raffiguranti gli “utensili” della Crocifissione di Cristo. All’incrocio della Croce è sistemata una targa, sempre in metallo, a forma di cuore e con appendice superiore arrotondata, al centro della quale è disegnata una croce in rilievo. Al centro della parte a forma di cuore e sempre in rilievo, sono riportate le seguenti lettere: JESUS PI PAS SIO. Questa Croce, come le altre due di minor pregio ancora esistenti, una in località “La Croce” all’inizio della strada per Trevignano, e una nella Piazzetta della Chiesa dell’Arena, lungolago di Viale Reginaldo Belloni, è stata donata alla cittadinanza dai Frati Passionisti in occasione dei periodici cicli di predicazione (quaresimali o dette “missioni”) di preparazione della festa dello Spirito santo. Di tutti gli arredi interni s’è avuto notizia solo un quadro che sarebbe stato rubato diversi anni fa e che si trova attualmente in un magazzino di Roma, che ospita oggetti artistici rubati, in attesa che si possa documentare la sua effettiva appartenenza alla Chiesetta.

 

I documenti storici

 

Per i lettori interessati alle notizie storiche relative alla Chiesetta della SS Trinità, si riportano di seguito estratti di documenti ricavati dall’Archivio storico comunale, dall’Archivio storico della Collegiata e dal libro dei morti : periodo di riferimento 1650-1694.

 

La Cappella della Trinità ( Fonte : archivio della Collegiata)

“ Fuori dal paese, nell’angolo delle vie che conducono, una a Roma , l’altra al fiume Arrone, vi era fin dall’inizio del 1600 una cappelletta con l’effige della Madonna detta della Trinità con i Santi Giuseppe e Domenico ai lati. Nel 1689 fu costruito il nuovo edificio sotto il medesimo titolo. L’immagine della Madonna fu segata dalla vecchia Cappellina rurale e collocata nella nuova Chiesa, sopra l’altare maggiore.

 

La domanda al Vescovo per costruire la Chiesa ( Fonte: Archivio Comunale, Notaro Cristallini, Vol. XXVII, pag.672)

 

Domanda a Mons. Vescovo per edificare una Chiesuola alla SS. Vergine della Madonna detta della SS: Trinità che sta nella strada che va in Roma: “Cum populus terrae Anguillariae Sutri Doc, pura et pia devotione habeat erga B.Virg, Miriam ab immemorabili tempore nuncupatam de Trinitate depictam in quadam Concula cum effige B.V. Mariae Deiparae suum tenens in brachiis in infantili figura filium totius orbis salvatorem existente extra d. (detta) Terram in angulo viarum tendentes nempe altera Anguillaria Roman, altera vero versus flumen l’Arroneibique ad gloriam semp. Dei, eiusque glorosissim. Virg. Mariae sacram aedem novamque Ecclesiam sub eodem tittulo nomine et invocatione B.V. Mariae de Trinitate construere et edificare cupait atque desideret de communibus igitur eiusdem Populi elemosinis praeparatis cocinantis (?) etc. congregata magni populi multitudine in condecenti ordine a Collegiata Ecc.a… una cum Clero eiusd. Colleg. Ac RR.PP. Tertii Ord. S. Francisci insinues(?) Litanias Maiores ibique praesentibus R.D. Carolus Jacomettu Archip. D. Colleg…. In nomine SS.mae Trinitatis benedixit et…”.

Traduzione Italiana: Poiché il popolo del territorio di Anguillara, della Diocesi di Sutri , ha una sincera e pia devozione verso la B. Vergine Maria, da tempo immemorabile detta della Trinità, dipinta in una piccola nicchia con l’effige della B.V. Madre di Dio che tiene tra le braccia in aspetto di bambino il suo figlio, Salvatore dell’universo, nicchia che si trova fuori da detto abitato territorio all’incrocio di due strade, una che porta da Anguillara a Roma, l’altra verso il fiume Arrone e poiché esso desidera costruire li un sacro tempio, una nuova Chiesa a gloria di Dio Eterno e della gloriosissima Vergine Madre Maria sotto lo stesso titolo e invocazione di Beata Vergine Maria della Trinità, con le comuni elemosine dello stesso Popolo completati i preparativi (allestite le cose necessarie) e riunita una grande moltitudine di popolo, in processione ordinata di due a due, si parte dalla Chiesa della Collegiata insieme con il Clero della stessa Collegiata e con i Reverendi membri del Terz’Ordine di S. Francesco che intonano le litanie maggiori; a due a due si arrivò al luogo (della cappella) e li il Reverendo Carlo Jacometti Arciprete della Collegiata, benedisse i presenti nel nome della SS: Trinità.

 

Contratto per la Fabbrica della nuova Chiesa (Fonte: Archivio della Collegiata)

 

“Contratto per la fabbrica della nuova Chiesa della SS: Trinità fatto al Maestro Giuseppe Ambrogio Nicola di Monteleone di Spoleto, muratore. Incominciata il 28 Marzo 1689 e stabilita tutta la volta pel 24 giugno. Coperto il tetto alle prime di ottobre. Costò scudi 110 e un rubbio (pari al volume di 300 litri) di grano, più altro rubbio per le due arcate lisce laterali. Fatta coll’elemosina popolare chiesta da Angela Fazi e Apollonio Soccorsi”.

Contratto per la Fabbrica della nuova Chiesa (Fonte: Archivio della Collegiata)

 

“Contratto per la fabbrica della nuova Chiesa della SS: Trinità fatto al Maestro Giuseppe Ambrogio Nicola di Monteleone di Spoleto, muratore. Incominciata il 28 Marzo 1689 e stabilita tutta la volta pel 24 giugno. Coperto il tetto alle prime di ottobre. Costò scudi 110 e un rubbio (pari al volume di 300 litri) di grano, più altro rubbio per le due arcate lisce laterali. Fatta coll’elemosina popolare chiesta da Angela Fazi e Apollonio Soccorsi”.

 

Dimensioni della Chiesa (Fonte: Archivio Comunale, Notaro Cristallini, Vol. XXVII, pag. 669 e seg.)

 

“La chiesa doveva essere lunga palmi 35 ( misura di lunghezza pari a circa 25 cm), e 5 palmi di tribuna e 22 palmi e mezzo di larghezza, altezza 26 palmi. Il contratto mette al Muratore le seguenti condizioni … che s’abbia far secare il muro della B. Vergine e trasportarlo alla Tribuna a tutte sue spese con farci l’Altare… Con la sua cornice di stucco a forma di quadro in modo che sta quello di S. Isidoro nella Chiesa della B.V. dell’Arena”.

 

La cornice di stucco del quadro ( Nota di Don Zibellini)

 

“La cornice attuale fu fatta in legno dopo che quella di stucco fu rovinata dal fuoco che la distrusse non so per quali cause”.

 

Posa della prima pietra (Fonte: Archivio Comunale, Notaio Sanci: Vol. XXXIV, pag. 195)

 

“Impositio primi lapidis Eclesiae B.V. de SS. Trinitate.. in quodam petio terreni.a. Laurentis qd. Francisci de landinis de dicta terra extra moenia eiusdemterrae in contrada…. In quo loco et terreno erat quoddam Delubrum seu capellettam cum effige B.V. nuncupatae De Trinitate et SS Iosephti et Dominici a lateribus in quo sito et loco a praedicto domino Laurentio… populus Anguillariae intendit de novo Ecclesiam fundari et aedificari”.

Traduzione Italiana: Posa della prima pietra della Chiesa della B.V. della SS. Trinità… in un appezzamento di terreno dettoi di Laurenzi di fu Francesco da Landini, fuori le mura dei detta località nella contrada della stessa terra… nel luogo in cui c’era un tempietto o cappelletta con l’effige della B.V. detta della Trinità e di S. Giusseppe e Domenico ai lati, nella località del citato Signor Laurenzi, il popolo di Anguillara intende porre le fondamenta e costruire una nuova Chiesa.

 

Benedizione della Chiesa (Fonte Archivio della Collegiata)

 

“La chiesa è stata benedetta il giorno 4 aprile 1689. Nella prima pietra benedetta perle fondamenta si trova questa iscrizione- “ D.O.M. et Deiparae V.M. templum a populo Anguillariae dicatum fuit anno 1689 Inditione Innocentii XI Anno eius Pont.us XIII Antistite Francisco Fusti Die decima quarta mensis aprilis”

Traduzione italiana: A Dio Ottimo Massimo e alla Madre di Dio Vergine Maria dal popolo di Anguillara fu dedicato (questo) tempio nell’anno 1689, con indizione di Innocenzo XI nell’anno XIII del suo pontificato essendo vescovo Francesco Fusti il 14 Aprile.

 

Riconoscimento e posa del reliquiario (Fonte Archivio Comunale- Notaio Sanci, Vol. XXXVI, pag 212 e seg.)

 

“6 giugno 1694”- Donatio SS Reliquiarum Deodati Bonifaccii, Clementiae M.M. et recognitio (si trovano presso la famiglia Soccorsi). Il Canonico D. Nicola Nardi di Tolentino supplica il Vescovo diocesano per far riconoscere alcune reliquie poste in un reliquiario e donarle alla Chiesa della SS. Trinità. Desidera che siano portate processionalmente e collocate nella medesima Chiesa prima però che siano confrontate coll’autentica e colla ricognizione dei sigilli e tali reliquie non “ dovranno poi essere più mosse, cioè fuori di detta Chiesa”. L’istrumento dice che l’ordine di S.Santità Papa Innocenzo XII furono da lui (..?..) “ De mandat D.N. Papae Innocenti Divina Providenzia duodecimi ipse exponens obtinuit e coemeterio Colepodis in frastos Riliquias SS. MM. Nempea ab anteriore parte Captis S- Diodati M.is ex ossibus S. Bonofacii M.is ex ossibus S. Clementiae M.is exestintibus intus proefatas capsula set a Sacra Congregatione Indulgentiarun Sacrarumque Reliquarum recognitis et approbatis ab Ill. Rev. Domino Episcopo Frat. Petro Lamberto. Sacrarii apostolici praefecto ac Pontificis Solii episcopo bene inclusas cum rubi coloris ligata atque bene clausa parvis sigillis capsula lignea… nigri coloris decente et vittulis ornatis cristallis seu vitreis circumsepta victis sericis rubri coloris ligata atque bene clausa parvis sigillis etc.. et a parte posteriore bene segnatas ut melius in precedenti litteras..seu autenticas cognosci et viveri potest signatas et confermatasper nos dicto Rev.mi Episcopi Lamberti Sacrarii apostolici Prefecti ac etiam firmatas Mons. D. Gaspari Fabrieri Segretarii solito magno sigillo impressas ac munitas atque firmatas registro sub foliis 32 (vel 312). Vi è copia proprio dell’autentica allo stesso volume, pag. 215”.

Traduzione italiana:

Donazione delle reliquie dei martiri Diodato, Bonifacio, Clemenza e loro riconoscimento. Per ordine del Signore nostro, per Divina Provvidenza Papa Innocenzo XII, chiedendo egli stesso, ottenne dal cimitero di Calepodi le reliquie dei SS: Martiri, cioè della parte anteriore della testa di S. Diodato martire, delle ossa del Martire Bonifacio, delle ossa della Martire Clemenza, parti che si trovano dentro le predette capsule e riconosciute dalla Sacra Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie sacre approvate dall’Illustrissimo e Rev.mo Vescovo Pietro Lamberto, Prefetto del sacro Pontificio e Vescovo del Soglio Pontificio, ben racchiuse in una capsula di legno di colore nero, ornata di fiori e di nastrini vari, con splendidi cristalli o vetri e circondata da lacci di seta di colore rosso, ben chiusa da piccoli sigilli e nella parte posteriore si può ben vedere e riconoscere, meglio di prima, la lettera autentica scritta e firmata da noi per ordine del rev.mo Vescovo Lamberto prefetto del Sacrario Pontificio e contrassegnata anche dal solito grande sigillo di Mons. Gaspare Fabrieri, segretario e segnata con la registrazione al foglio 321.

La citazione del Nibby

Tra i vari autori che trattano la campagna Romana ( tra cui Alessandro Rufini nel 1857, Ferdinando Gregorovius nel 1906, Giuseppe Tommasetti nel 1912, Thomas Ashby nel 1927, solo Antoni Nibby, nella sua analisi sotico-topografico-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma del 1837, cita la Chiesa della Trinità di Anguillara. “Un migliio e tre quarti fuori dell’Anguillara a sud-ovest nel luogo denominato santo Stefano, sono belle rovine di una villa antica del primo secolo della era volgare. La via per andarvi diverge dalla strada Romana poco prima di giungere alla Chiesa della Trinità a destra per chi va verso Roma. Questa strada sale alcun poco ed è tagliata nel tufo: Giunge ad un ripiano, ed un miglio distante dall’Anguillara torna a salire: questa seconda salita è un poco più ardua” (pag. 151). E ancora:” circa 19 miglia distante da Roma lasciasi a destra l’ampio fienile Ricciotti e verso il 20° Miglio si passa dinanzi la chiesuola rurale della Trinità, dove viene ad unirsi un’altra strada che conduce a Cesano. Dinanzi a questa chiesuola sono alcuni rocchi di piccole colonne di marmo, indizio di qualche antico edificio esistente in queste vicinanze ed un pavimento moderno formato con antichi poliedri di selce, indica in questo luogo la unione del diverticolo di che ho parlato di sopra, alla strada moderna. Dopo questa chiesa si ha un Trivio: la strada a destra si riunisce a quella di Cesano e per essa alla Cassia: quella di mezzo conduce direttamente all’Anguillara. Andando per questa via, poco dopo il passato trivio sovrandicato si apre dinanzi gli occhi la veduta magnifica del lago che per la estensione assomiglia ad un seno di mare che con vari golfi s’intorna entro colli ora erbosi, ora coperti di selve secolari.” (pag. 155)

 

Le notizie riportate , sono tratte dal volumetto “la Chiesetta della SS. Trinità” di Giovanni Zucchetto ( Anguillara Sabazia, Agosto 1998)

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