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Chiesa di San Biagio

A fondo pagina altre immagini dell'interno

La facciata: è rustica e ciò dimostra che non è stata finita.

È stretta e molto alta con un semplice timpano in alto formato dai pioventi del tetto. Sotto i due pioventi vi è un occhio di bue e quindi un grande finestrone a mezzaluna. In basso c'è un solo portale centrale e a lato due piccoli corpi di fabbricato a pioventi, che danno l'aria di due navatelle, ma in realtà non ci sono.

Dalla parte destra vi è addossata la casa parrocchiale.

Interno: è ad unica navata con grosse e tozze colonne laterali e un'abside profonda dove vi è addossato l'altare M. e la nicchia centrale di S. Biagio. Tra le colonne, ma addossati alle pareti, vi sono gli altari laterali.

A sinistra il primo altare è dedicato alla Madonna coi Re Magi, il secondo alla Natività di N.S.G.C..

A destra verso le porte d'ingresso l'altare è dedicato alla Presentazione di Gesù al Tempio e l'altro altare a S. Agnese v. e m..

Il soffitto è a volta a botte impostata su un grande cornicione che corre intorno a tutto il perimetro della Chiesa.

Il pavimento è a marmittoni di cemento.

Origine e vicende: una nota d'archivio dice che fu edificata dopo il sacco di Roma del 1527, durante il quale venne distrutta la Chiesa di S. Nicola e i beni furono assegnati a questa Chiesa parrocchiale (menzione nella Visita ap. del 1574). Fu dedicata per volontà popolare (sentiti i capifamiglia) a S. Biagio che divenne Patrono di Anguillara il 26 aprile del 1834 con decreto di S.R.C. (Santa Romana Chiesa).

 

Visita Apostolica: a. 1574.

Visite Pastorali: a. 1658‑1670‑1672‑1676‑1695‑1696‑1697.”

 

Una nota d'archivio dice che fu edificata dopo il “sacco di Roma del 1527”, durante il quale venne distrutta la Chiesa di S. Nicola e i beni furono assegnati a questa Chiesa Parrocchiale. Si ha menzione di questa chiesa con la visita Apostolica del 1574.

 

NOTIZIE STORICHE DELLA PARROCCHIA DÌ S BIAGIO IN ANGUILLARA SABAZIA

 

Moltissima storia della nostra civiltà, è scritta nei libri che la chiesa cristiana ha saputo nei secoli redigere, aggiornare, conservare. Anche ad Anguillara la documentazione che ci è stata tramandata tramite la Chiesa e i loro custodi, ci racconta di eventi che si sono succeduti nel tempo.

In quanto Parrocchia, i reggenti la Chiesa di S. Biagio avevano l’obbligo di registrare nei libri mastri, la situazione della comunità cristiana.

Molto interessanti sono le notizie che ne abbiamo ricavato per quanto riguarda la meticolosità nel redigere i testi: Battesimi, Matrimoni, Decessi e luogo della sepoltura, che normalmente avveniva nel sottosuolo della Chiesa, in quanto non essendo ancora in uso locale il cimitero e dato l’esiguo numero dei decessi in tale epoca (circa 10 per anno).

Dalle nostre ricerche si è potuto comunque identificare con certezza alcuni documenti del 1670 (circa 100 anni dopo il sacco di Roma) che attestano l’attività della Parrocchia di S. Biagio con la visita Pastorale effettuata dal Card. Giulio Spinola, vescovo di Sutri e Nepi il quale nella sua relazione, fa menzione di Anguillara, della chiesa di S. Biagio e di quella di S.M. Assunta.

La Chiesa Patronale di S.Biagio è posta ad Anguillara Sabazia nel cuore dell’agglomerato del centro storico che si affaccia sul versante occidentale del lago. All’esterno si presenta con una facciata “a rustico” con un corpo centrale sporgente rispetto alle pareti dei fianchi rientranti con linee di sviluppo concavo. Il suo aspetto è imponente e austero, appena movimentato da un ampio portone di ingresso con cornice in muratura, sovrastato da un’ampia vetrata a emiciclo e da un oculo aperto sotto le spioventi linee di gronda. Sul lato destro, in corrispondenza della sottostante zona absidale, si innalza un campanile a vela che ospita due campane. L’interno del tempio è a navata unica con abside semicircolare posta su un piano leggermente rialzato.

Interno della Chiesa di S. Biagio ABSIDE

 

All’entrata il colpo di scena è emozionante per lo slancio in altezza dell’aula liturgica coperta da un soffitto a botte, dilatato dalle lunette degli alti finestroni laterali. Lungo la navata, addossate alle pareti, dodici colonne con capitelli ionici festonati, sei per parte, sostengono un cornicione fortemente aggettato sul cui fregio, a finto mosaico, splendono i caratteri in azzurro intenso di una iscrizione invocativa dei fedeli a S.Biagio:

BEATE BLASI CHRISTI MARTYR DEO COMMENDANS OMMNES QUI TUUM INVOCANT PATROCINIUM EX AUDIATUR ORATIO TUA ET IMPETRA NOBIS SALUTEM ANIMAE ET CORPORIS

“O BEATO BIAGIO MARTIRE DI CRISTO CHE RACCOMANDI A DIO TUTTI COLORO CHE INVOCANO IL TUO PATROCINIO SIA ACCOLTA LA TUA PREGHIERA E CHIEDI PER NOI LA SALUTE DELL’ANIMA E DEL CORPO.

 

Sopra la cupola che sormonta l’abside si trova la scritta:

ELEGI ET SANTIFICAVI LOCUM ISTUM UT SIT NOMEN MEUM IBI IN SEMPITERNUM

 

“INFATTI SCELSI E SANTIFICAI QUESTO LUOGO AFFINCHE’ IL MIO NOME SIA QUI IN ETERNO”

La scritta“EGO PROTECTOR TUUS ERO SEMPER” (IO SARO’ SEMPRE IL TUO PROTETTORE) è impressa sull’arcone dell’abside per sugellare la sicura protezione di S.Biagio e la profonda devozione popolare verso il Santo culminata il 10 Settembre 1803 quando il Consiglio con i Priori, come si legge nei Registri storici comunali, deliberò: “Viene accolta come lodevole la richiesta popolare di eleggere S.Biagio a Patrono di Anguillara”.

  1. Biagio fu proclamato Patrono di Anguillara il 26 aprile del 1834, come documentato dal Decreto Originale di Conferma del Sacra Congregazione dei Riti del 7 novembre 1835 del quale presentiamo la cartella con le insegne pastorali e del martirio entro la quale è custodito, la prima pagina, una pagina interna del documento contenente preghiere ed inni per la celebrazione della S. Messa e l’ultima nella quale è ben evidente la data di proclamazione del Santo a Patrono di Anguillara, 26 aprile 1834.

 LA CAPPELLINA DELLA MATER ORPHANORUM

Sul lato destro della navata, in adiacenza alla controfacciata, si trova la Cappellina dedicata alla Santa Vergine, Madre degli Orfani.

E’ un piccolo vano, ricavato dall’allargamento di una cavità praticata un tempo per accedere alla sopraelevata cantoria della chiesa, oggi non più esistente.

Realizzata nel 1961 sotto il dinamico impulso organizzativo del Sacerdote Somasco P.Pio Bianchini, che fin dal 1954 era stato promotore della devozione verso la Madre degli Orfani ad Anguillara, seguito da altri Padri Somaschi del luogo: P.Cesare De Santis, P.Giovanni Paris, P.Gioacchino Ancillai. La cappellina conserva pregevoli opere d’arte.

L’ingresso, chiuso da un basso cancelletto in ferro, è marcato da un arco in travertino lucido, sulla cui ghiera è incisa in oro l’iscrizione “AVE MATER ORPHANORUM”.

All’interno si possono ammirare le artistiche decorazioni pittoriche, eseguite da Torildo Conconi, noto pittore lombardo.

Su un basamento in travertino lucido, addossato alla parete di centro, è collocato il gruppo scultoreo in legno, rappresentante la Vergine Maria su un banco di nubi, circondata da tre orfanelli, che appare a San Girolamo Emiliani inginocchiato e liberato dai ceppi, pronto ad accogliere i fanciulli che gli vengono affidati.

L’artistica scultura, eseguita dallo insigne scultore Santifaller di Ortisei in Val Gardena, raffigura il prodigio dell’Apparizione di Maria Santissima al veneziano Girolamo Emiliani, avvenuta il 27 Settembre 1511 nella tetra prigione del castello di Quero sul Piave; data questa fondamentale per la conversione del patrizio veneziano, che intraprese la via della santità, fondando l’Ordine dei Chierici Regolari di Somasca per la totale dedizione ai più deboli, fino ad essere proclamato dalla Chiesa “Patrono Universale degli orfani e della gioventù abbandonata”.

Sul soffitto, ripartito in zone da fascioni ornamentali, si accendono due specchiature di volta celeste entro cui appaiono, in uno i simboli iconografici del Santo Patrono Vescovo e Martire e in un altro la fulgida raggiera dell’Occhio Divino nella dimensione Trinitaria.

Lungo la navata si snodano quattro cappelle, due per lato, incluse negli spazi definiti dalle coppie delle colonne che inquadrano e perimetrano la navata.

Dalla controfacciata sul lato destro, dopo la Cappellina della Mater Orphanorum, si incontra la Cappella della Circoncisione, che prende il nome dalla tela del sec. XVIII incorniciata in un’articolata ancona dipinta sul muro.

Segue la cappella di S.Agnese Martire. In una nicchia chiusa da una vetrina è collocata la statua lignea della Santa raffigurata con l’agnellino e la palma del martirio. Fino agli anni Cinquanta in questa cappella veniva allestito il “Sepolcro”, oggi altare della Reposizione, per conservare la Santa Eucaristia dalla sera del Giovedì al pomeriggio del Venerdì Santo.

Nella Chiesa di S.Biagio il “Sepolcro” era particolarmente sfarzoso per la miriade di luci e lo straordinario addobbo dei fiori e piante , le grandi azalee e i suggestivi vasi di grano dai lunghi e sottili filamenti bianco-oro, fatti germogliare settimane prima in luoghi assolutamente bui.

Sul lato sinistro, procedendo dal presbiterio, si trova la cappella dei Re Magi, dove una tela del sec.XVIII , assai deteriorata e racchiusa da una prospettiva architettonica in rilievo, rappresenta l’omaggio dei Saggi d’Oriente al Bambino Gesù tra le braccia di Maria.

Segue la cappella della Natività-Adorazione dei Pastori.

La Pala d’altare è un’ opera del XVI secolo, impreziosita da un agile e leggiadro volo di angeli, in cui molti riconoscono la mano di Giovanni Battista Ricci, noto pittore dei XVI secolo, autore ad esempio di alcuni affreschi nella Chiesa di S. Marcello al Corso a Roma, nella Basilica di S. Giovanni e della Scala Santa in Laterano.

L’ALTARE MAGGIORE

 

Sulla parete semicircolare del presbiterio, entro le due paraste centrali, nella zona alta, si apre la nicchia che custodisce la statua di S.Biagio di Sebaste, Vescovo e Martire.

Il Santo Patrono di Anguillara Sabazia, rivestito di paramenti sacri, è raffigurato con le insegne distintive della dignità episcopale: la mitria, il pastorale, l’anello vescovile, la croce pettorale.

Addossato alla parete dell’abside, nella posizione “versus Deum”, l’Altare Maggiore, dedicato al Santo Patrono, è il punto centrale di convergenza delle direttrici visive nella navata.

E’ interamente formato da marmi pregiati, di diverse varietà, che lo rendono un’opera di considerevole valore.

Rispetto al piano della navata è rialzato su uno zoccolo a due gradini in marmo Giallo nuvolato Siena, sul quale è incassata una base in parquet con orditura policroma a scacchi.

Il paliotto, in posizione arretrata, presenta una grande riquadratura di fondo in marmo Arabescato Carrara, sulla quale si sovrappone una minore lastra in Rosa del Portogallo, che centralmente riporta i simboli iconografici del Santo Patrono, stilizzati con la fine grafia di un cannellino di bronzo dorato.

Il suo piano di mensa, quasi per intero sporgente e al cui centro è posta la pietra sacra dell’antico altare a chiusura dell’incavo dove sono riposte le reliquie dei Santi Martiri , è retto anteriormente da due colonne, sempre in Giallo, composte da rocchi sovrapposti in ordine crescente dal basso con una forma tronco-conica.

Al centro delle alzate, in marmo bianco-venato per la collocazione dei vasi e dei candelieri, si innalza il tabernacolo in onice verde chiaro, ornato da colonnine di marmo giallo, che riprendono stilisticamente, ma in dimensioni ridotte, le colonne di sostegno della mensa.

La porticina del tabernacolo in bronzo dorato con parti in argento, animata da vivaci giochi di luce prodotti dai piani satinati e lucidi delle sculture, propone, nelle figure in rilievo, il tema eucaristico della Frazione del Pane sullo sfondo della Croce.

L’altare venne realizzato nel 1962 dalla Ditta Bernasconi di Como, nota per la lavorazione artistica dei marmi.

Fu donato alla Chiesa Patronale di S.Biagio dalle famiglie degli Alunni del prestigioso Collegio “Tolomeo Gallio” di Como per i festeggiamenti del XXV Anniversario di Ordinazione Sacerdotale (1937-1962) di P. Pio Bianchini dei Padri Somaschi, nativo di Anguillara Sabazia e per tanti anni Rettore dello stesso Collegio.

In occasione della festa patronale, che cade annualmente il 3 Febbraio, la statua viene calata dalla nicchia per essere trasportata a spalla, solennemente, in processione per le vie del paese fino alla collegiata.

In occasione della festa patronale, che cade annualmente il 3 Febbraio, la statua viene calata dalla nicchia per essere trasportata a spalla, solennemente, in processione per le vie del paese fino alla collegiata. Alla fine della S. Messa solenne, a chiusura delle celebrazioni in onore del Santo Patrono, si procede al rito della “unzione della gola”.

Si fa carico della organizzazione e del trasporto della macchina processionale l’Arciconfraternita di S. Giovanni Decollato e del SS. Sacramento. Dell’Arciconfraternita di Anguillara Sabazia Sabazia si hanno notizie fin dalla metà del XIV secolo, come si evince da una nota trovata nell’archivio parrocchiale. Detta Confraternita si formò, come nel resto d’Italia, da associazioni spontanee di fedeli, con lo scopo di aiutare con opere di carità i più poveri e di assistere i condannati a morte. L’Arciconfraternita si divide in due rami, della Rossa e della Nera; la prima rappresenta l’Eucarestia e la seconda la Misericordia. Per il nostro territorio è un bene prezioso da preservare per la sua storia, le sue tradizioni e la sua importante funzione anche nel tempo attuale. Tra le principali finalità che si prefigge vi è l’impegno di sostenere le attività parrocchiali e della chiesa universale, di realizzare opere di volontariato e di solidarietà e di promuovere iniziative per la crescita umana e sociale con la pratica della testimonianza cristiana. Numerosi sono i Confratelli che, inseriti nelle varie attività sociali religiose, ancorati alle antiche radici della loro istituzione, dimostrano e rinnovano l’impegno di sostenere le attività della chiesa, consegnando, con il loro esempio, la continuazione di finalità e tradizioni a quei giovani che, con sacrificio ne vorranno raccogliere l’impegnativa eredità.

Altre notizie sulla chiesa di S. Biagio

 

L'edificio, recentemente restaurato e dedicato al Patrono della città, era già esistente nel XVI secolo perché nominato nella Visita Apostolica dei 1574 ma già allora necessitante di restauri per i quali venne assegnato il termine di due anni sotto pena di cinquanta scudi.

Venne nuovamente ristrutturata nella seconda metà dei XVIII, con la consegna dell'edificio nel 1756, pochi anni prima che iniziassero i lavori presso la Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta.

La planimetria è molto semplice, a navata unica, decorata e sorretta da una serie di colonne in muratura rivestite di gesso marmorizzato (in origine potevano essere classiche a fusto bianco) e alcuni altari laterali. Quando venne citata dal Tomassetti, il noto studioso della Campagna Romana dei secolo scorso, esistevano due lapidi visibili sul pavimento.

La prima, in tufo locale, riportava inciso un pesce, forse appartenente alla famiglia Pesciotti, mentre l'altra, in marmo, posta nei pressi della sacrestia. Rilevante sono la statua di S. Biagio, forse risalente alla prima metà dei XVI secolo e due tele recentemente restaurate: la "Natività" e la "Adorazione dei Magi". La prima è un'opera firmata da G. Battista Ricci, noto pittore dei XVI secolo, autore ad esempio di alcuni affreschi nella Chiesa di S. Marcello al Corso a Roma, nella Basilica di S. Giovanni e della Scala Santa in Laterano, mentre la seconda, rappresentante i volti della Madonna, dei Bambino, di S. Giuseppe e dei Re Magi, è risalente al XVIII secolo.

Durante i lavori di rifacimento dei manto stradale è tornato alla luce, nei pressi dei tempio, un silos per la conservazione dei grano, interamente scavato in una vena di tufo rosso, geologicamente rilevabile in numerosi punti della collina su cui sorge il castrum. La tipologia dei silos attualmente non è rilevabile (è quasi totalmente interrato), ma si intuisce uno "spancio" talmente ampio che si può ipotizzare un diametro di quasi tre metri, il cui scavo finirebbe a ridosso delle fondazioni della chiesa.

Dopo circa diciotto mesi di lavoro ( inizio lavori, autunno 2008), il restauro della chiesa di San Biagio può dirsi finalmente concluso.

I lavori, condotti da un’equipe di circa 30 tecnici del restauro diretti dall’architetto Pietro Paolo Lateano, hanno riportato il monumento all’autentico splendore, restituendolo alla cittadinanza che ormai da tempo ne era stata privata. Gli interventi hanno interessato la totalità della chiesa eliminando le tracce che il tempo e l’incuria avevano inesorabilmente lasciato su quest’opera d’arte.

La parte più difficoltosa del restauro ha previsto il miglioramento sismico della struttura: la posizione arroccata sulla rupe e una serie di improvvidi “restauri” condotti nel secolo scorso, infatti, avevano contribuito a rendere non più praticabile la chiesa. Grazie ad innovative tecniche e soprattutto alla passione e all’impegno di tecnici ed esperti, il restauro è riuscito a garantire la stabilità della chiesa. I lavori di un importo complessivo di poco superiore ai 280.000 euro, sono stati commissionati dalla Parrocchia e condotti sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio. Il finanziamento è stato sostenuto al 30% dalla comunità mentre il restante 70% era

appannaggio dalla Regione Lazio. Nella fase iniziale di cantierizzazione il monumento è apparso immediatamente in condizioni ben più gravi del previsto.

L’abside e le murature perimetrali presentavano gravissimi fenomeni d’infiltrazione di umidità dovute, in massima parte, al percolare di acque provenienti da giardini privati e vie pubbliche addossate alla chiesa.

La volta era interessata da profonde fratture passanti e tutto l’apparato decorativo appariva letteralmente distaccato dalla muratura.

I ‘restauri’ del passato avevano mascherato disagi e disseti della struttura muraria con l’apposizione di tinteggiature inidonee e, per l’intera abside, con uno spesso strato di bitume d’asfalto che era stato steso su tutta la superficie dietro l’altare maggiore.

La pavimentazione in marmette di cemento aveva peggiorato i degradi derivanti dalla risalita capillare d’umidità e gli impianti elettrico, termico ed illuminotecnico risultavano totalmente fatiscenti.

La prima operazione svolta è stata la messa in sicurezza delle volte e delle coperture. Sono state collocate tre catene di acciaio a presidio delle murature perimetrali e la volta è stata placcata, nelle sue costolature, con tessuti in carbonio e lamine d’acciaio intradossali.

Gli stucchi decorati della volta sono stati ‘appesi’ alla muratura sana mediante l’infissione di una serie di perni di acciaio che hanno permesso di solidarizzare il sistema di copertura dell’aula centrale.

Successivamente si è dato inizio alle operazioni di deumidificazione delle murature. Le fasi operative hanno previsto la rimozione degli intonaci ormai fatiscenti, l’applicazione di intonaci deumidificanti e desalinizzati, la realizzazione, intorno all’abside, di un’intercapedine ventilata, l’impermeabilizzazione del tratto di muratura esterna, a ridosso della scalinata, mediante lo scavo e l’interposizione di una guaina bituminosa, la realizzazione di una condotta di ventilazione forzata allocata sotto il pavimento ed infine la creazione di una scossalina che raccoglie e smaltisce le acque che continuano a percolare nel vano retrostante l’abside.

Purtroppo nonostante tutta la buona volontà di tecnici e maestranze, gli interventi rischiano di non essere completamente risolutivi, in quanto le acque che rovinano sulla chiesa e ne continuano a causare il guasto, provengono in massima parte da alcuni giardini privati che si trovano a ridosso dell’abside e che non possono essere oggetto di intervento proprio perché di proprietà non parrocchiale.

A nulla sono valsi gli appelli rivolti agli Enti Pubblici affinché fosse ordinato ai possessori di tali beni di intervenire per circoscrivere i fenomeni di degrado; per questo motivo il lavoro di molti rischia di essere vanificato dallo scarso senso civico di pochi.

Le altre opere di conservazione hanno riguardato, in estrema sintesi, il restauro di tutte le superfici decorate interne, il rifacimento della pavimentazione e degli impianti di riscaldamento e di illuminazione scenografica, la revisione delle coperture, il restauro del campanile a vela e della campana bronzea, la sistemazione della sacrestia e degli spazi serventi retrostanti, il recupero e parziale rifacimento di tutti gli infissi e serramenti esterni.

La conclusione dei lavori è stata motivo di soddisfazione del parroco Don Alvaro Vignolini e dei cittadini che hanno potuto apprezzare, sotto una vesta nuova, un monumento considerato, ingiustamente, come minore.

Si può essere certi che la collaborazione tra cittadini, tecnici e comunità ed istituzioni, vista nell’accezione più ampia del termine, è riuscita a garantire serenità e competenza di lavoro, coronando l’impegno con una grande soddisfazione.

Lo spopolamento del centro storico del paese, l’impossibilità di arrivare alla Chiesa con le auto, l’aumento demografico e l’espansione territoriale che ha fatto nascere la nuova parrocchia “Regina Pacis” in Anguillara Scalo, hanno causato una forte diminuzione dell’uso di questa Chiesa in favore di quelle più ampie ed accessibili.

Entriamo in questa Chiesa pensando a quanto la stessa sia stata importante e vicina ai nostri antenati, con i suoi Rettori e Parroci partecipi delle varie fasi della loro vita civile e religiosa ed accogliendoli alla fine della loro esistenza tra le sue mura.

E’ da lì che ci parlano. E’ da questo luogo sacro che essi provocano quel profondo stato emozionale che ha attraversato i secoli e, giunto fino a noi, chiedono di tramandarlo alle future generazioni.

Ci auguriamo che queste notizie, portino un piccolo contributo di conoscenza della nostra storia per quanti vivono, operano ed amano questo paese.

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